Crisi: cos’è e come gestirla (anche con il supporto del coaching)

Il concetto di crisi  si potrebbe definire […] un ‘concetto-baule’, in quanto abbraccia il senso di altri concetti e racchiude una molteplicità di significati, tanto da ritrovarlo nel lessico di tutte quelle discipline che si interessano ai «sistemi ed ai comportamenti umani: dall’economia alla psicologia, dalla filosofia alla politologia, alla sociologia»[1]

 

CRISI

 

 

Crisi: etimologia

La prima riflessione è quella derivante dall’etimologia della parola: deriva dal termine greco κρινω (krino), dal significato di separare, dividere e, in senso più ampio, discernere, giudicare, valutare.

Se nell’accezione moderna la parola ha acquisito una connotazione negativa, riflettendo sulla sua origine arcaica possiamo vedere come nell’antichità fosse prevalente il concetto di riflessione, valutazione, discernimento, fattori che sono il presupposto per un miglioramento.

 

Crisi: il punto di vista storico – sociologico

Dal punto di vista storico-sociologico esistono almeno due scuole di pensiero sul significato della crisi: da un lato è presente un’impostazione critico – rivoluzionaria  che identifica il concetto di crisi come uno spostamento di energie di classi sociali non dominanti, che porta ad un cambiamento di segno positivo (pensiamo, ad esempio, alla rivoluzione francese), dall’altro un’impostazione conservatrice – reazionaria che assimila la crisi al disordine sociale, indice di decadenza e tramonto (pensiamo, ad esempio, alla crisi dell’impero Romano).

È interessante notare come per la prima impostazione la storia sia in costante evoluzione, ed il concetto di tempo sia definito come ascensionale, mentre per la seconda impostazione la storia è circolare, caratterizzata da corsi e ricorsi, ed il tempo è invece lineare.

In ogni caso, in entrambi gli approcci, ciò che ha un’effettiva rilevanza non è tanto il “rimescolamento” derivante dalla crisi, quanto la stabilità precedente ed il nuovo ordine scaturito dal caos (con differenti valutazioni su quale momento sia meglio e quale peggio. 

 

Crisi: il marketing

Dal punto di vista del marketing il concetto di crisi è fortemente legato al cambiamento. 

Per il marketing la crisi è sempre, per chi lo sa cogliere, un momento di apprendimento e di cambiamento. L’esempio più classico a questo proposito è quello di numerose aziende giapponesi, che fino a prima della seconda guerra mondiale erano floride aziende di meccanica, poi riconvertite in industrie belliche durante la guerra. Successivamente alla sconfitta militare hanno attuato un processo di cambiamento della tipologia di produzione, spostandosi sui motori e sull’elettronica, e utilizzando competenze apprese precedentemente per altri scopi, molte di queste aziende sono diventate successivamente leader mondiali nel proprio campo produttivo.

Un processo virtuoso di gestione della crisi è il seguente:

Status iniziale → crisi (caos indotto da fattori esterni) → apprendimento [2]→cambiamento strategico → nuovo status più elevato del precedente.

Al contrario lo schema può diventare vizioso:

Status iniziale → crisi (caos indotto da fattori esterni) → non apprendimento→non cambiamento  → morte.

 

Crisi: il punto di vista della psicologia

Dal punto di vista psicologico un evento critico può intervenire in qualunque fase della vita; pensiamo, ad esempio, le fasi dell’adolescenza, l’ingresso e l’uscita dal mondo del lavoro, la vita di coppia, la gestione della malattia.

Matrice comune di tutti questi momenti è il fatto che la crisi può essere positiva se è foriera di cambiamenti.

Il rischio di una crisi al contrario è il fatto che essa mobilita l’attivazione dei nostri meccanismi di difesa, tra cui – ad esempio – la regressione e la fissazione. Se questo succede la persona perde consapevolezza della situazione e non è più in grado di mobilitare le risorse necessarie per gestire il cambiamento.

Ecco quindi che per gestire efficacemente una fase critica è necessario distinguere tre diversi momenti.

 

1. La gestione della crisi: l’esplicitazione del problema

In questa fase è necessario prendere consapevolezza della propria situazione, degli antecedenti (cause della crisi) e delle conseguenze, dei cambiamenti in atto nei rapporti interpersonali. In altri termini è importante inquadrare il problema.

Esistono ovviamente diversi “strumenti” per raggiungere questo risultato; qui ricordiamo solo la tecnica del PMI (più, meno, interessante): elencare su un foglio di carta tutte le conseguenze della crisi e i cambiamenti in atto e sforzarsi di valutarne il segno (positivo o negativo) o la potenzialità (interessante).

 

2. La gestione della crisi: il pensiero laterale

Una volta inquadrato il problema ed individuati i diversi fattori in gioco, può essere utile lascialo decantare, dandosi il permesso di effettuare associazioni casuali, analogie apparentemente non giustificate ma che possono portare soluzioni (pensiamo ad esempio all’uso del brainstorming individuale).

 

3. La gestione della crisi: la presa di decisione

In questa fase si riassumono i dati, si ipotizza una strategia passando all’uso del pensiero analogico.

In questa fase l’individuo pone le basi per il proprio cambiamento, che è una conseguenza del cambiamento esterno prodotto dalla crisi. In questo senso si può ravvisare l’aspetto negativo del fenomeno: un agire in re-azione prolungato può, individualmente, essere fonte d’ansia e di sicurezza.

 

La gestione della crisi in ambito professionale: il supporto del coaching

Attuare da soli queste strategie, non farsi bloccare dalle proprie difese, passare consapevolmente dal pensiero laterale al pensiero analogico, può non essere facile.

Se il momento critico si verifica in ambito professionale può essere utile farsi supportare da un professionista qualificato in un percorso di business coaching, affrontando sia gli aspetti organizzativo/manageriali (mirando alla definizione di obiettivi e strategie realistiche e alla implementazione di comportamenti manageriali efficaci nella gestione del ruolo, delle relazioni e della gestione dei collaboratori) sia gli aspetti psicologico/emotivi, concentrandosi maggiormente sulle dinamiche interiori e di sostegno al sé e al progetto personale.


[1] Carlo Colloca, La polisemia del concetto di crisi: società, culture, scenari urbani. SOCIETÀMUTAMENTOPOLITICA, issn 2038-3150, vol. 1, n. 2, pp. 19-39, 2010

[2] Si noti come anche il concetto di apprendimento è cambiato nel tempo, passando da learning organization (apprendimenti specifici) ad una learning to learn (imparare ad imparare).

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