Un adolescente demotivato: un caso di parent coaching

Abbiamo lavorato con i genitori di Federico, 18 anni: figlio unico, adolescente indeciso sul proprio futuro, senza nessun tipo di interesse verso gli studi ma neppure una qualsivoglia volontà di impegnarsi in un percorso professionale.

 

Parent coaching

 


La situazione iniziale

Veniamo contattati dalla madre e dal padre di Federico: un ragazzo di 18 anni. Ci troviamo di fronte una coppia di genitori molto impegnati professionalmente ma molto attenti, anche se estremamente disorientati: hanno un unico figlio adolescente, un ragazzo taciturno e spesso scontroso. Ciò che più li preoccupa è il fatto che il figlio sia indeciso sul proprio futuro, senza alcun tipo di interesse verso gli studi ma neppure una qualsivoglia volontà di impegnarsi in un percorso professionale. Ha qualche amico e gioca a calcio ma nessuna vera e propria passione o interesse.

La richiesta iniziale di questa coppia di genitori è quella di aiutare Federico a comprendere il percorso di studi più confacente alle sue esigenze. La speranza che covano è che compiendo la scelta formativa giusta per il figlio, vengano meno le fatiche compiute dal ragazzo per completare il percorso di studi superiori e al tempo stesso le loro fatiche per supportarlo nelle “montagne russe” che, così le descrivono, sono state per l’intera famiglia, le scuole superiori.

Che fare?


Il primo step: identificazione del problema

Dopo un attento colloquio con i genitori per comprendere il loro disagio, le loro preoccupazioni e la loro “visione” del figlio, incontriamo Federico.

Per rompere il ghiaccio, tranquillizzarlo e entrare gradualmente nei suoi silenzi, facciamo insieme un esame psico-attitudinale, dal quale la situazione appare subito chiara: il problema non risiede nella non comprensione delle proprie reali qualità (cioè per cosa è “portato”). Nonostante la presenza di talenti e risorse, comprendiamo che il problema di Federico è una seria mancanza di motivazione intrinseca verso qualsiasi aspetto della vita.

Il nostro lavoro di Parent Coaching comincia da qui.


Gli step successivi

Dopo una serie di incontri con i genitori da un lato e con Federico dall’altro, lavorando in parallelo, arriviamo a comprendere il nocciolo del problema. L’ansia dei genitori, da sempre attenti a proteggere il figlio verso ogni pericolo e fatica della vita, si è ormai trasferita sul ragazzo provocando in lui due tipi di reazioni:

 

  • da un lato una paura generalizzata del fallimento in ogni ambito portandolo, nel tempo, a bloccare ogni iniziativa fino al punto di renderlo inerte;
  • dall’altro la certezza che la protezione dei genitori li spingerà, sempre e comunque, a provvedere a lui, anticipando ogni suo bisogno e risolvendo ogni suo problema.

 

Questa commistione di atteggiamenti ha portato nel tempo Federico ad un atteggiamento totalmente passivo e rinunciatario.


Il piano d’azione

Attraverso una serie di:

  • colloqui volti a comprendere la dinamica e mettere a fuoco le strategie migliori per spezzare il meccanismo disfunzionale;
  • role-play per allenare i genitori a fare fronte a situazioni reali;
  • strumenti pratici efficaci da trasmettere ai genitori per gestire al meglio la situazione;

giungiamo a fare compiere un salto di qualità nell’approccio genitoriale dei nostri clienti che ha porta a sua volta Federico ad attivarsi.

I genitori, una volta appreso a gestire i propri stati ansiosi, concedono al figlio spazi di fiducia sempre più ampi che permettono a Federico di sperimentarsi in maniera efficace.

Questo innesca un “circolo virtuoso” per il quale alla crescita dell’efficacia di Federico corrisponde un graduale calo dell’ansia genitoriale che porta a sua volta il figlio a esprimere la propria capacità di agire e decidere in modo autonomo.


Epilogo

Questo nuovo meccanismo genitori-figlio conduce il ragazzo a prendere coscienza di sé stesso e acquisire fiducia nelle proprie potenzialità, facendo emergere così le sue reali motivazioni e passioni.

Ad oggi Federico è a Londra per una “vacanza-lavoro” di un anno. Ha scoperto che ama apprendere l’inglese e per farlo ha accettato di lavorare come cameriere in una pizzeria. Il piccolo guadagno e l’autonomia che gli deriva da questo gli stanno permettendo di accrescere la fiducia in sé stesso ma al tempo stesso la fatica del lavoro gli ha fatto prendere la decisione di, alla fine di questa esperienza, tornare a studiare all’Università “Lingue e Letteratura straniera”.

 

 

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